In esposizione dal 13 Giugno al 6 Settembre 2026 | inaugurazione: sabato 13 Giugno 2026 hh 17.00

La mia India di Laura Tavelli
In India non si può essere passivi: o la si odia o la si ama. Ti costringe a guardare dentro di te proprio perché ti mette di fronte a estremi tali da non poter restare indifferente.
Il caldo umido si incolla alla pelle come una morsa soffocante, mentre il fetore, la miseria, la santità e la ricchezza si mescolano senza sosta nell'aria. Tutto è spinto al limite: la bellezza più sublime convive ferocemente con lo squallore più nero.Ma dietro i testi sacri e le nostre fragili idealizzazioni, la strada rivela la verità nuda: scopri un popolo indurito da una lotta selvaggia per la pura sopravvivenza. Cammini nell'asfissia di un formicaio umano immenso e ti senti invisibile; un'umanità invadente e cieca ti urta, ti travolge e potrebbe calpestarti nell'indifferenza assoluta, ignorando ogni legge dello Stato per obbedire solo al determinismo delle caste.
Lì, tutta la nostra impalcatura filosofica — i nostri concetti di dignità, rispetto e diritto — si schianta contro la brutalità quotidiana. Persino il Karma, che noi occidentali amiamo intellettualizzare come un percorso spirituale, si rivela forse solo un miraggio per consolarci. La realtà appare come una totale assenza di empatia, dove la sacralità è solo un'illusione: se passa un insetto lo schiacciano senza pensarci, senza un briciolo di quella compassione che credevamo universale.Viene da chiedersi con dolore: è questa l'India? Quella che abbiamo sognato era solo un riflesso della nostra mente, una proiezione colta ma drammaticamente lontana dalla realtà. A Varanasi, dove i corpi bruciano e i bambini giocano a pochi metri dalle fiamme, non c'è ascesi: c'è solo una calma e agghiacciante abitudine alla fine. La macchina fotografica cade, inutile, davanti a sguardi che ti fissano senza vederti davvero.
Il rientro nella normalità geometrica delle nostre città diventa così un trauma fatto di frustrazione e nervosismo acuto: lo stress profondo di chi ha guardato l'abisso di un modo di esistere alieno, spietato e disperatamente lontano dal nostro vivere.
Di fronte a tutto questo, sorge spontaneo l'interrogativo: l'India non è forse un semplice viaggio, ma una grande, spietata avventura in cui l'uomo deve prima perdersi per poi potersi ritrovare?
La figura di Laura Tavelli si distingue nel panorama professionale e pubblico lombardo per una straordinaria poliedricità in cui il rigore dell'attività forense, come avvocato, l'impegno politico-istituzionale e la dedizione sociale si integrano sinergicamente con una profonda filosofia del viaggio. Lungi dall'essere considerata una mera attività ricreativa, la dimensione del viaggiare rappresenta per Laura una costante disposizione dell'anima: un'instancabile ricerca di "altre realtà" e un'apertura incondizionata verso la comprensione delle dinamiche umane e delle diversità culturali. Questa propensione all'esplorazione, visibile sia nella mobilità geografica tra importanti poli urbani sia nella sua spiccata sensibilità interculturale, si riflette in ogni ambito del suo operato. Il suo impegno si configura come un itinerario continuo, un viaggio esistenziale e professionale volto a superare i confini della marginalità e a gettare ponti di comprensione e giustizia sociale.
ORARI DI APERTURA: MART-MERC-GIOV 9-12 / SAB-DOM 16-19
INGRESSO LIBERO
Contrada del Carmine, 2F Brescia